IMMAGINE DEL PORTALE

Parte della storia del Santuario di Pierno è dunque "narrata" dalle iscrizioni latine incise sulle pietre che ornano il portale il cui calco è attribuito all'ingegnere di S.Fele Giuseppe Antonio Petolino.

In particolare, 2 iscrizioni, per un totale di 4 righe, sono scolpite nell'architrave (zona A), un'altra iscrizione di altre 4 righe è riportata nella lunetta del portale, (zona B), ed altre 2 iscrizioni sono leggibili nei due semicerchi concentrici che ornano il portale (zona C).

Dalla loro interpretazione, curata dai senatori Giustino Fortunato e Benedetto Croce (che incontrarono non poche difficoltà per le notevoli abbreviazioni del carattere gallo-franco e per l'erosione subìta dalla pietra calcarea), si deduce che:

  1. la costruzione del tempio fu iniziata nel 1189 e terminata nel 1197;
  2. fu il signore normanno Gilberto II de Balban a sostenerne la spesa;
  3. reggente del Monastero di Goleto era in quell'epoca la Badessa Agnese;
  4. furono gli architetti di Muro Lucano a realizzare l'opera.

 

Più precisamente, l'iscrizione scolpita nell'architrave del portale (zona A) si articola su due linee di quattro versi alle quali seguono altre due righe sottostanti indicanti la data della costruzione del tempio e gli autori.

 

 

Nella sua versione originale, non riscontrabile nella fotografia, il testo dell'architrave è il seguente:

(in minuscolo i caratteri completamente cancellati o appena visibili)

+ haC GILLEBT' DE BALBA DEDIcat AEDEm in q AlTAm posuit diviNA BOTTIA SED'

FECIT UT A DNO FERRET CELESTE TALETu hic oras amas poterSALVATORE PARETV

ANO.MIL.CET.OCTGMO.NONO Nre SAlut'cEL MAG sAROL ET ROG FR EI E A

LIOR MAGISTOR MURANE CIVITATIS FECER' HOC OP'

 

La "conversione estesa" della iscrizione dell'architrave (zona A) è quindi la seguente:

 

Hanc Gilbertus de Balban dedicat Aedem,

In qua altam posuit divina potentia Sedem.

Fecit ut a Domino ferret celeste talentum;

Hic orans, animas poterit salvare Parentum.

Anno millesimo centesimo octuagesimonono nostre salutis celestis,

Magister Sarolus et Rogerius frater ejus et aliorum magistorum

Murane civitatis fecerunt hoc opus.

Ossia: "Gilberto de Balban dedica questo tempio, in cui la divina Potenza ha posto l'alta sua sede.

Ciò ha fatto per ottenere dal Signore la grazia celeste; qui pregando, potrà salvare le anime dei suoi genitori.

Nell'anno di nostra salute 1189, maestro Sarolo e Ruggero, fratello di lui e di altri maestri della città di Muro (Lucano) fecero quest'opera".

 

La lunetta sovrastante l'architrave (zona B), riproduce invece la seguente dicitura:

SET ABHIC OP' ISTE

Non EGIT CFERAT UTRIq REGNA SVPRE

MA DS' qd SCRIPTURA LEGIT MAG SA

rOL' EGIT

 

Infine, le due iscrizioni riprodotte (con le solite abbreviazioni), nei due semicerchi concentrici posti nella parte più esterna del portale (zona C):

la riga esterna riporta:

AGNES ABBTISA SIMUL QUA PSIDE FACT E. SUMAT P MERITIS PMIA DIGNA SVIS MILE DECE NOVIES SEPTQ FERUTUR ANNI EX Q DS E. TEMPORE FAT'HO

 

 

quella interna:

NOSCITE PCLARA QQ speTATIS Ad aedem qD prior hoc EGIT BARTHOLOM' OP' ALTEN' CEPIT

 

Il significato delle iscrizioni della lunetta e dei due semicerchi è:

La chiesa fu realizzata sotto la presidenza della badessa Agnese. In cambio dei suoi meriti, riceva dei premi degni. Sono trascorsi 1197 anni da quando Dio si è fatto uomo. Sappiate tutti voi che rivolgete lo sguardo all'illustre Chiesa che il priore Bartolomeo ha completato quest'opera; Altenio la incominciò ma non riuscì a portarla a termine; ad entrambe conferisca Dio il regno dei cieli.

Ciò che è descritto, fu fatto da maestro Sarolo.